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Alcool e Guida, la battaglia di Jaqueline

Il post di oggi affronta un tema duro distante anni luce dai toni leggeri degli articoli degli ultimi giorni, per questa ragione non ce la siamo sentita di sottolinearlo con un’immagine come siamo soliti fare abitualmente.

Lasciate che vi raccontiamo una storia…

Immaginate di avere 20 anni, di essere circondati da amici e parenti afettuosi, di abitare in una villa con piscina e disporre di una barca, un aereo e varie auto sempre nuove.

Immaginate di amare la vita
che, un po’ per merito e un po’ per fortuna, state vivendo.

Immaginate di aver appena trascorso la serata ad una festa, di aver ballato e di esservi divertiti.

E’ tempo di tornare a casa, e vi fate dare un passaggio da alcune amiche.

A chi non è mai capitato di immaginare una vita diversa, immedesimandosi, anche solo per un momento, in quella di qualcun altro?

Questa volta, però, è meglio abbandonare in fretta il nostro viaggio immaginario nel mondo di Jacqueline.

Durante il tragitto che la separa da casa, infatti, accade qualcosa che, in una manciata di secondi, cambierà per sempre la sua esistenza, scaraventandola in un incubo senza fine: Reggie, un giovane ubriaco alla guida di un suv, si schianta violentemente contro l’auto sulla quale sta viaggiando.

L’impatto è tremendo.

Due delle sue amiche muoiono sul colpo. Jacqueline resta incastrata. Poco dopo la vettura si incendia.

Quando finalmente i soccorritori riescono a trarla salvo, le fiamme hanno già divorato il 60% della sua pelle.

Al suo risveglio in ospedale, Jacqueline scopre di essere completamente sfigurata: i medici hanno dovuto amputarle tutte le dita di entrambe le mani. Il fuoco le ha inoltre sottratto, senza alcuna pietà, i capelli, le orecchie, il naso, la palpebra sinistra e gran parte della vista.

Le innumerevoli operazioni, alle quali si è sottoporrà negli anni successivi, non riusciranno a restituirle il futuro che sognava.

Oggi Jacqueline, a distanza di anni dall’incidente e con l’aiuto del padre, porta avanti una battaglia per sensibilizzare i giovani a non guidare in stato di ebbrezza.

Lo slogan di apertura del suo sito recita:

“Chi viene investito da un autista ubriaco, non sempre muore”.

Il messaggio, associato ad una sua fotografia, è duro: chi guida ubriaco rischia di provocare incidenti talmente gravi da uccidere, o devastare, le persone coinvolte.

Un paio di birre in più hanno portato indescrivibili sofferenze, oltre che nella vita di Jacqueline, anche in quella di Reggie. La giustizia non è infatti stata tenera con lui, infliggendogli 7 anni di carcere e 20.000 dollari di multa.

Ma, una volta scontata la pena, potrà mai liberarsi della consapevolezza di aver distrutto l’esistenza a tre persone ed alle relative famiglie?

Informazioni aggiuntive:

Postato da Fabio il 26 Maggio, 2008 alle 22:35 in Generale |

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Commenti (8) per “Alcool e Guida, la battaglia di Jaqueline”

Caro Dani sai quante probabilità ci sono che in una serata di Venerdì o Sabato un individuo sia coinvolto in un incidente mortale a causa di un ebro al volante? 1 su 23.300. Mi sa che è molto più probabile scivolare nella doccia!!

mentre faccio una doccia non rischio che qualcuno mi travolga con l’auto. la differenza è tutta qui: se uno vuole bere, guidare e andare a schiantarsi contro un muro per me non c’è nessun problema; se invece si schianta contro un’altra auto o investe qualcuno allora diventa un problema di tutti. ognuno è libero di fare come crede, ma non sulla pelle degli altri.

2. Postato da dani | il 2 Settembre, 2008 alle ore 15:48

Non tutti escono in comitiva, molte persone, soprattutto adulte escono da sole e si vedono con i propri amici direttamente al ristorante, al pub, in discoteca, ecc.. Questo per ovvie ragioni che vanno dall’autonomia, all’opportunità e alle difficoltà logistiche dovute a differenti residenze. Quella del guidatore designato può essere una soluzione per i ragazzini, che comunque poco si curano e preoccupano di limiti e sanzioni, per chi è adulto il sacrificio è ben più grave e le eventuali sanzioni sono devastanti. Grande o piccolo è un sacrificio che milioni di persone devono fare, rinuciando e modificando proprie abitudini e stili di vita, nella mera speranza di qualche incidente in meno. Nel momento in cui le ore di relax, svago, divertimento devono essere segnate dalla rinuncia o dall’ansia, non sono più ore di relax e di svago e questo a mio parere è un sacrificio importante. Considerando che, dati alla mano, non esiste nessuna emergenza (gli incidenti attribuibili all’alcol sono 1,4% del totale, quelli attribuibili al comportamento scorretto del pedone sono il doppio circa il 3%!!) mi pare che il “sacrificio” sia totalmente gratuito e ingiustificato. Poi, se vogliamo, nel nome della sicurezza e che anche una sola vita salvata giustifiche tutto, allora vietiamo tutto poichè tranne stare seduto in poltrona qualunque attività umana può creare pericolo, traumi e decessi, anche farsi una doccia.

3. Postato da mauro | il 1 Settembre, 2008 alle ore 11:22

ci sono delle regole, giusto o no vanno rispettate. personalmente se con queste norme si salva anche una sola vita non posso che essere favorevole. non bere a turno mi sembra una soluzione valida per non uscire con l’ansia, e non credo sia un sacrificio così grande, no?

4. Postato da dani | il 29 Agosto, 2008 alle ore 14:47

ho letto l’articolo e i commenti e ritengo che afrontare un tema sociale come il consumo di bevande alcoliche, i modi di vita e di evasione della maggior parte delle persone di età compresa tra i 18 e i 50 anni con tali presupposti sia abbastanza improprio. Sono consapevole di fare un discorso politicamente scorretto ma non tutti quelli che bevono 2 birre sono dei pirati assassini. Oggi in Europa e in Italia si persegue la via dell’eccesso delle sanzioni a scopo preventivo e punitivo. Purtroppo chiunque abbia un minimo di senso della realtà è consapevole che la maggior parte delle persone che escono di casa per svago e divertimento serale probabilmente berrà alcolici e continuerà a farlo nonostante le assurde sanzioni attuali e future. Certo quello che è successo a Jacqueline è tragico e il conducente responsabile di ciò va punito severamente a prescindere dal suo tasso alcolemico. Personalmente ritengo le attuali sanzioni sproporzionate al punto che se esci di casa una sera vivi nell’ansia del ritiro della patente, della confisca del veicolo e dell’arresto, con tutto ciò che ne consegue, economicamente e socialmente, e non per aver determinato la morte o il ferimento di qualcuno, semplicemente per aver bevuto un bicchiere più del consentito e senza nessuna considerazione del tuo reale comportamento al volante e del tuo stato psicofisico. Lo trovo sommamente ingiusto, prevaricatore, autoritario, illiberale, soprattutto perchè fondato su studi, ricerche e pareri più che discutibili. Purtroppo viviamo in una società, quella occidentale, in cui il bisogno di sicurezza trova terreno fertile in salutisti e integralisti che ci prospettano una vita priva di rischi, ipercontrollata, dove occorre eliminare ogni fonte di rischio incuranti di abitudini, stili di vita, responsabilità individuale.
Mi sono dilungato parecchio ma in conclusione sono certo che per i conducenti come quello sopra descritto e degli altri di cui leggiamo in cronaca, i limiti e le sanzioni siano irrilevanti mentre per chi è responsabile, attento e rispettoso degli altri siano una forte limitazione dei propri spazi di evasione, divertimento e autonomia.

5. Postato da mauro | il 31 Luglio, 2008 alle ore 21:30

Nel ‘94 ho perso il mio migliore amico a causa di un incidente stradale: un’idiota che aveva bevuto troppo mi ha portato via Chicco. Aveva 22 anni.
Non ho pietà per questa gente, per questo branco di ragazzi annoiati che sfidano la vita senza rispettarla.Con piacere però vedo che qualcosa si sta muovendo: il nuovo DL è più intransigente e le pene più severe.

6. Postato da Carlotta | il 3 Giugno, 2008 alle ore 09:50

Hai ragione Michela, la storia di Jaqui è tremenda e dovrebbe far pensare. Io obbligherei tutti quelli che hanno perso dei punti patente a prendere coscienza di vicende come questa attraverso delle serate di sensibilizzazione, altro che corso di recupero dei punti (magari fasullo)

7. Postato da Alessandro Pradal | il 2 Giugno, 2008 alle ore 23:38

Ho letto tutta la vicenda e visitato il sito “Help Jaqui”, è terribile quello che è accaduto perchè un idiota non è riuscito a limitarsi nel bere.
I reati previsti dal codice sono troppo poco per certa gente

8. Postato da Michela Pedron | il 27 Maggio, 2008 alle ore 09:58

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